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La storia


La storia Originariamente l'antica Varapodio sorgeva a 3 KM più a valle dall'attuale centro urbano ed esattamente nella località detta"SALVATORE", sull'altura a ponente del fiume Marro di fronte a San Martino di Taurianova. Poco sappiamo circa la sua fondazione. Dai pochi documenti di archivio, c'è da supporre che ciò sia avvenuto poco prima dell'anno mille. Si ritiene che il primitivo nome doveva essere MARRAPODI, suffragato dal fatto che l'antica Varapodio sorgeva proprio prospiciente al fiume Marro, e doveva essere una borgata di poche centinaia di abitanti. La popolazione conduceva una vita grama; era dedita all'agricoltura e viveva in povere abitazioni raggruppate intorno ad un probabile Convento di Basiliani e ad un'accertata Chiesa dedicata a San Salvatore di notevole importanza, da cui in seguito prese denominazione tutta la vasta area circostante in cui essa sorgeva. Detta Chiesa fu eretta addirittura dalla Normanna Emma D'Altavilla, figlia di Roberto il Guiscardo, e che, per le sue peculiari caratteristiche e il suo importante ruolo politico-religioso di quel tempo, venne messa sotto la protezione della Sede Apostolica con una bolla pontificia del Papa URBANO II° del 10 ottobre 1098. Varapodio fu un "Casale di Oppido": come tale pertanto ne condivise le sorti nelle vicende feudali con relative successioni e spartizioni di terre. Nei primi anni del 1600 gli abitanti lasciano la contrada del Salvatore e si trasferiscono più a monte nell'attuale sito. Il come e il perchè, di questo trasferimento è difficile saperlo, la tradizione orale dice che fu distrutta dai Saraceni e con ogni probabilità a completare l'opera devastatrice saracena si aggiunsero pure violenti e dannosissimi terremoti. Le ragioni poi per cui si scelse l'attuale sito vanno ricercate in due fattori: il primo l'esistenza già in loco d'un piccolo insediamento rurale con una chiesetta dedicata a San Biagio; il secondo, molto importante e vitale, la presenza di acque sorgive. Dalla rilevazione dei documenti esistenti possiamo affermare, quasi con assoluta certezza, che il 1613 segna l'inizio ufficiale del nuovo centro abitato di Varapodio. Negli anni a seguire molti furono gli eventi che caratterizzaro lo sviluppo del nuovo centro abitato, ma uno su tutti fu sicuramente quello che ne determinò il cambiamento più radicale. Correva l'anno 1783 era il 5 di febbraio, alle 12.45 un violento terremoto di eccezionale potenza distruttiva, colpiva Varapodio e non solo, lasciando dietro di sè morte e distruzione. E proprio per l'elevato numero di morti, è tristemente ricordato come "il flagello terremoto". Le scosse si susseguirono non solo nella stessa giornata ma anche nei giorni successivi e per tutto il 1783, fu un autentico cataclisma che colpì le due province di Reggio e Catanzaro e pure Messina avendo come epicentro il territorio di Oppido. Su una popolazione di circa 1750 anime ne perirono più di 500, e ancora peggio capitò ai paesi limitrofi, che ebbero una percentuale di morti ancora superiore: a Terranova perì il 77% di tutta la popolazione, il 54% a Santa Cristina, il 51% a Oppido e come se non bastasse le conseguenze del tremendo terremoto "flagello" ebbero a ripercuotersisui superstiti i quali, mentre da un lato cercavano scampo alla meno peggio, dall'altro venivano colpiti da malattie e pestilenze. Basti pensare che nel corso dello stesso anno perirono altre 259 persone specie nei mesi caldi dove le pestilenze trovarono terreno fertile per il loro sviluppo, e lo stesso dicasi di case ed edifici che andarono tutti distrutti. Dopo la catastrofe, subito si pensò alla ricostruzione e la cosa si presentava oltremodo ardua data l'ingente mole del disastro. Da Napoli il Re Ferdinando IV dimostrò tutta la sua buona volontà per venire incontro ai sinistrati e per ricostruire i centri urbani distrutti, così mentre per Oppido e Terranova si progettò il trasferimento altrove del centro abitato, per Varapodio dato che non vi erano state crepe rilevanti nel terreno, fu suggerita la ricostruzione nel medesimo sito. Artefice principale della predetta ricostruzione fu l'illustre nostro concittadino D. Ferdinando Lenzi. Così sorse il nuovo centro abitato (l'attuale centro storico) lungo Via San Pietro (oggi Via Dogali), la piazzetta di S. Stefano, a destra Via S. Stefano, a sinistra Via Ognissanti, proseguendo dritti Via Spezieria (oggi Via Roma), Via San Rocco,Via Del Pioppo (= Via Monsignor Rosario Formica), Piazzetta San Nicola, Via San Nicola(Pozzo), Via San Biagio e quartiere Lo Margio. Con decreto datato 4 maggio 1811 Varapodio diventa Comune autonomo. BIBLIOGRAFIA: "VARAPODIO IERI E OGGI" di Don Antonino Demasi II° edizione-2006 al quale si rimanda per ulteriori informazioni ed approfondimenti e per tutti i fatti di cronaca del tempo.


 
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