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News del 13-06-2009
A PROPOSITO DELLA CHIUSURA DELLA GUARDIA MEDICA
Comune di Varapodio
Provincia di Reggio Calabria
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Tel. 0966/81005 - Fax 096681729 – Codice Fiscale n° 00264540808
Al Ministro della Salute
Al Ministro dell’interno
A S.E. il Prefetto di Reggio Calabria
Al Presidente della Giunta Regionale
A tutti gli organi di stampa
La salute è divenuta una chimera, il lavoro un miraggio
ci rimane la dignità non perdiamo anche quella!
Ho partecipato ieri alla conferenza dei sindaci che si è tenuta a Reggio Calabria, con all’ordine del giorno la questione chiusura guardie mediche e PPI. A rappresentare l’ASP 5 c’era l’ormai famoso Dott. Rupeni (direttore sanitario) e il Dott. Messina (dirigente).
Il quadro che è stato prospettato mi ha sconcertato, pensavo che ad essere calpestato fosse solo il diritto alla salute, ma mi sono reso conto che anche il diritto al lavoro nel nostro territorio non aveva un trattamento migliore.
La parola d’ordine da parte ASP è tagli, tagli, tagli, come se si trattasse di in un grande centro commerciale a fine stagione. La decisione è presa, ed è irrevocabile, non ci sono margini di discussione e nulla importa se essa avrà conseguenze letali, ciò che conta è che l’Asp andrebbe a risparmiare ( secondo loro) circa un milione di euro all’anno e che almeno 24 medici verrebbero licenziati. Si tratta di quei medici con contratto a tempo determinato o cosiddetti trimestrali, medici che per tanti anni, rischiando sulla loro pelle, hanno dato tutto per poter garantire un minimo di diritto alla salute e per garantirsi un pezzo di pane.
Non importa i sacrifici che hanno fatto per ottenere una laurea, non importa i sacrifici che hanno fatto per garantirsi un lavoro, sono dei precari e possono essere licenziati, perchè pesano sul bilancio dell’ASP. A loro non spetta nessuna indennità, non spetta nessuna cassa integrazione.
Il ben servito significa o cambi mestiere o cambi regione.
Il dott. Rupeni dopo aver fatto sfogare gli interlocutori sindaci, con l’abilità che lo contraddistingue ha glissato le risposte con la scusa che aveva un aereo da prendere per ritornare a casa dopo “il faticoso lavoro” nella cittadina reggina ( lavoro per’altro profumatamente retribuito da parte dell’ASP e per il quale non ci sono problemi di bilancio).
Avremmo tanto voluto vedere il bilancio dell’ASP, per verificare la razionalità delle spese, ma di questo nemmeno l’ombra, avremmo tanto voluto parlare di un ospedale unico, ma questo rimane solo un sogno.
E allora mi domando: in questo nostro territorio, il diritto alla salute non è più garantito, il diritto al lavoro ancora peggio, cos’altro ci vogliono togliere questi autorevoli signori?
Fortunatamente la conferenza dei sindaci all’unanimità ha preso una posizione netta, è stato redatto un verbale nel quale si chiede la revoca entro il 15 giugno delle delibere di chiusura delle guardie mediche e dei PPI ed in caso contrario la stessa conferenza sarà sciolta per le dimissioni di tutti quanti i sindaci.
Ritengo che tale atto sia un forte segnale di protesta e di democrazia, in quanto la legge prevede che essendo i sindaci i rappresentati sanitari dei vari territori sono per questo delegati a dare gli indirizzi in materia, cosa che fino ad ora è stata completamente ignorata.
Ma ahimè, ritengo pure, che anche quest’atto estremo non sia da solo sufficiente a far cambiare idea a chi non ha intenzione di ascoltare.
Si son fatte le tre del mattino e non riesco a prendere sonno. Stò pensando che un popolo di 170000 abitanti non può continuare ad essere maltrattato ed umiliato in questo modo, stò pensando a cosa posso fare io per questo popolo di cui faccio parte e mi vengono in mente le parole che il presidente di una nazione più di 40 anni fa rivolgeva al suo popolo “Non chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi. Chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro paese.-“ oggi quella nazione è la più potente del mondo: gli Stati Uniti d’America.
E allora mi rendo conto che io posso fare ben poco per il mio territorio, ma tutti insieme possiamo fare molto, possiamo fare tutto.
Siamo un popolo che ha la sua storia, la sua tradizione e soprattutto la sua dignità.
Difendiamola la nostra dignità, uniti vinceremo e se lotta deve essere che lo sia, solo così possiamo vedere rispettati i sacrosanti diritti della salute e del lavoro.
Varapodio 13 giugno 2009
Assessore alla Salute
Giuseppe Corso
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